Per cui la quale passiva, passiva, passiva

Agli albori della chat gaia prima ancora di dirti "ciao" ti veniva chiesto: "attivo o passivo?". Erano i tempi delle chat testuali, senza fotine, senza informazioni, senza profilo e senza un nick fisso. Per abbreviare si chiedeva direttamente: "A o P?"
  • i simpaticoni rispondevano"vieni a scoprirlo"
  • i simpaticoni colti rispondevano "deponente"
  • gli ingenui rispondevano "eh?"
  • gli incalliti rispondevano "versatile"
  • i naif rispondevano "l'importante è l'amore"
  • gli assidui rispondevano "sono un etero curioso"
  • i bugiardi rispondevano "solo attivo"
Nessuno rispondeva passivo. N E S S U N O. Era vietato dalla netiquette, dalle regole della chat e dalla Carta dei Diritti Universali del Gay.

E comunque rispondere "passivo" era ed è ancora oggi grammaticalmente scorretto. Nel gayese "passivo" è un aggettivo declinabile solo al femminile. Essere passiva è una vocazione. C'è chi dice che ci si nasce, chi dice che ci si diventa, ma in fondo non importa, basta essere più femmine di un salvaslip di Hallo Kitty e più fashion di un lucidalabbra glitterato di Pupa.

La videoparodia di "Cicale" di Heather Parisi fatta da +Davide Vivianapoli ribadisce il concetto. Vale la pena vederlo per i cambi d'abito (quello coi guanti alla Pretty Woman del minuto 4.32 è fenomenale!); per gli sfondi psichedelici come non se ne vedevano dai tempi del cobra che non è un serpente ma un pensiero indecente; per il coraggio da kamikaze di Davide nell'indossare parrucche da manichino morto dell'Upim e per la consueta originalità dei video del nostro youtuber preferito.


Non importa se fuori sei un camionista rude, un palestrato ormonato, un macho villoso e seduttivo, un muratore rumeno, un boscaiolo con la camicia a quadri o uno pneumomartellista friulano: dentro la passiva è e sarà sempre una dolce fanciulla leggiadra che legge romanzi Harmony e si fa il bagno con latte d'asina e petali di giglio.

E se non sei d'accordo con il post, significa che sei passiva.
Per cui la quale: passiva, passiva, passiva.

Gay Pride 2014. Ma anche 'sticazzi

Non ho pensieri profondi da condividere riguardo alla giornata dell'orgoglio gay appena trascorsa, se non questo:
  • chi vuole andare al gay pride ci va
  • chi non vuole andare al gay pride non ci va
Se sei andato al Gay Pride non cambia nulla, se non ci sei andato non cambia nulla lo stesso. Ccome non cambia nulla nella vita di nessuno dopo la Giornata della Memoria (e non dite che prima di leggere la frase "Giornata della Memoria" ci avete pensato in questi mesi o avete fatto qualcosa di diverso rispetto al popolo ebraico o alle monoranze religiose ed etniche solo perché avete partecipato alla Giornata della Memoria). E nessuno cambia comportamenti sessuali dopo le giornate dell'AIDS, e a nessuno di voi massa di ateiscomunicatisenzaddio cambia una beneamata fava dopo i raduni oceanici di papaboys  nelle giornate mondiali o nei raduni galattici dei cattolici. Che sono tanto tanto tanto ma tanto di più del corteuccio di gay, lo sanno tutti ci sono le prove.

Ora i fondamentalisti diranno che nuoooooooooooooo! cometipermettididirequeeeeeestooooooo! cambia tuuuuuuttoooooooo! Se non ci vai vincono le forze del male se invece ci vai la sera stessa tutta la popolazione italiana rispetterà i gay, amerà i gay, vorrà un figlio gay, diventerà gay per solidarietà e yeaaaaaaaaaa! saremo tutti un'unica grande famiglia perché abbiamo sfilato dietro ai carri che mettevano Miley Cyrus a manetta e su cui gli orsi ballavano sudati come fontane di Versailles e le palestratelle seminude sculettavano il loro culetto depilato e sììììììììììììììììììì! ciò ha mostrato che noi siamo orgogliosi di essere così allegri e disinibiti e coesi e felici e nuoooooooooooo non ci identifichiamo con quei barstardistronziomofobiincapaci dei telegiornali che fanno vedere solo 5 minuti di tette di una drag vestita da Wonder Woman o il negrone pompatissimo con il perizoma dorato che si struscia con un maschio pompato bianco e fa tanto pubblicità ringoboys in versione frocia e steroidata o il tipo effeminato vestito da cardinale con le calze a rete e il cartello Abbaso la Chiessa Catolica e poi bbaaaaaastaaaaaa! con le polemiche sui Gay Pride che ogni anno generano polemiche sui Gay Pride mentre gli argomenti veri sono altri, e all'etero gli argomenti veri sono altri e nei blog di quelli che sono italiani ma si vergognano di essere italiani scrivono che gli argomenti veri sono altri e che bisogna parlare degli argomenti che sono altri e non esprimere altri concetti perché così vuole Allah e Maria e Visnù e ogni gay fondamentalista è libero di pensare e scrivere ciò che vuole purché scriva e dica quello che diciamo noi e il Gay Pride è fondamentale ed è grazie ai Gay Pride che ora in Italia nessuno fa caso al genere sessuale, non c'è omofobia e abbiamo tutti i diritti che abbiamo e i carri con gli orsi sudati i negroni pompati le trans paillettate e i dischi di Raffaella Carrà lo dimostrano e infatti il razzismo c'è ancora perché non c'è la giornata dei stranieri che sfilano dietro i carri dei stranieri per l'orgoglio straniero, se i filippini coreani africani facessero il Straniero Pride a quest'ora avrebbero il riconoscimento sociale e i diritti che abbiamo noi, lo sanno tutti e ci sono le prove.

Il Roccia pensa che l'unica differenza è che se non ci sei andato ti sei perso un'occasione per divertirti e per dire la tua. Tipo i flash mob o avere un blog o scrivere "oggi a cena mangio cicoria e coscia di struzzo" su Facebook che insomma sono cose che ti diverti, diverti qualcuno ma #questettutto, nessuno scenario apocalittico che spartisce le acque tra gay bravi e gay cattivi. A quello dovevate pensarci quando avete votato (quelli di voi che hanno votato). O quando avete parlato con i vostri genitori fratelli parenti amici (se avete fatto coming out con genitori parenti e amici).

In conclusione: ci sei stato al Gay Pride? Sì? No? Ma anche 'sticazzi.

Er Coatto: caratteristiche e gestualità

Se sei di quelli che pensano che "coatto" significa "cafone" non hai capito una beneamata minchia del romano. E raggiungi un livello di esecrabilità quasi pari a chi usa "sticazzi" come sinonimo di "wow".

Essere Coatto nella romanità ha un significato duplice (come per fijodenamignotta): in negativo indica persona strafottente, maleducata, vestita in modo esagerato è sinonimo di contadino, burino, volgare. Sono tutti termini marcatamente classisti, che fanno riferimento al popolo (volgo), agli abitanti delle zone rurali, alla gente che abita fuori città, che non ha sangue blu e non mangia croissant a colazione.
In positivo è il manifesto di chi fa della coattitudine uno stile di vita antikasta: da una parte la nobiltà tronfia e schifiltosa, che accarezza i barboncini con i guanti di seta e gira il the con il cucchiaino d'argento e il mignolino alzato - dall'altra il coatto, che beve la birra dal collo della bottiglia e rutta come un branco di ippopotami. Essere coatto significa essere verace, rozzo ma de core.


Coatto è un termine gergale regionale dal dialetto romanesco, con uso scherzoso e talvolta spregiativo, per indicare un individuo rozzo, arrogante, dalla parlata volgare e dall’abbigliamento privo di gusto, che vive nelle zone periferiche, suburbane, nelle borgate.[1]. Ha perso l'originaria connotazione malvagia o malavitosa, pur esibendo il coatto comportamenti trasgressivi e conducendo uno stile di vita al limite della legalità. Sinonimo: bullo.
Termine divenuto oramai di pubblico dominio, ha corrispondenza con il dialettale meridionale[2] tamarro, il campano guappo, il pugliese cozzalo, il siciliano occidentale tascio ed orientale torpo, il sardo gaggio


Dare una definizione di coatto è inutile. Come dicono i maestri buddhisti:
Se conosci un coatto sai cos'è
Se non sai cos'è non conosci un coatto

È molto più facile descrivere il coatto attraverso i suoi attributi caratteristici (vedi foto in fondo):
  • gomito fuori dal finestrino: il coatto si riconosce anche quando non guida perché ha il braccio sinistro abbronzato come Obama e quello destro bianco come un cadavere, che poi al mare sembra il Barone Ashura;
  • cavezzone d'oro massiccio al collo: il collanone d'ordinanza ha un peso che può oscillare tra i 15Kg e i 2 quintali. Deve essere rigorosamente d'oro massiccio per procurarsi il quale a volte i coatti scippano i denti d'oro dei nonni (propri o altrui);
  • camicia sbottonata fino all'ombelico: non importa che sia estate o inverso, che si stia posando per la foto della comunione del cuginetto o si stia al bar con gli amici il coatto deve mostrare il pelo 365 giorni l'anno
  • colletto alzato: se il coatto ha la polo, la giacca o qualsiasi altro indumento preveda un colletto, deve rigorosamente portarlo rialzato; ciò lgi conferisce un'aria minacciosa tipica della specie che come molti animali tende a gonfiarsi per spaventare il nemico;
  • slip: l'intimo del coatto è rigorosamente lo slip. Possibilmente bianco o con buffe stampe tipo puffi, fragole, coniglietti playboy o facce di Totti. Niente boxer. Lo stesso vale per il mare: quando il coatto va in spiaggia, che si tratti delle Maldive o di Torvajanica, deve indossare il costume a slip per mostrare il contenuto ben evidente e portato con fierezza (nei casi di scarsa dotazione provvedere con succedaneo onde non ledere l'immagine della romanità nel mondo);
  • clacson: quando guida (cioè per il 70% della giornata: il coatto prende la macchina anche per andare alla salsamenteria sotto casa) il coatto deve clacsonare in media 15 volte al minuto: vecchie che attraversano al strada, apecar che non si tolgono dai co****ni, semafori verdi, semafori rossi, semafori arancioni, semafori spenti, incroci, ragazze fighe (se etero), ragazzi fighi (se gay), gol della Roma, palo della Roma, rigore ingiusto, cogl**ne che non mette la freccia, cogl**ne che ci suona perché non abbiamo messo la freccia etc.
  • parlare ad alta voce: il coatto deve segnalare la sua presenza, sempre e ovunque. Ne va della sua esistenza. Con l'avvento dei cellulari questa caratteristica si è amplificata, consentendo all'interlocutore di proseguire la conversazione anche se non c'è più campo o la batteria si è scaricata.

Zoccoli o infradito?

In molti mi scrivono chiedendomi angosciati: Roccia, il vero romano coatto deve indossare gli zoccoli o l'infradito?

Chiariamo subito che nel vestiario estivo del coatto doc le sole calzature consentite sono gli zoccoli infermieristici con fascetta bianca e accenno di ruggine sotto la fibbia. Da alcuni anni tale calzatura è stata soppiantata dall'infradito, il cui effetto è ugualmente zoro ma non paragonabile. Se quindi portate gli infradito, ricordate le seguenti semplici regole:
  • acquistare solo infradito con raffigurate divinità calcistiche, bandiere della Roma o di nazioni tipo Brasile, Jamaica, USA, Australia o le intramontabili infradito rossobiancoverde che fanno tanto patriota;
  • trascinare i piedi mentre si cammina: lo sciavattare delle infradito non raggiungono i livelli di molestia che solo lo zoccolo di legno riesce a dare, ma se opportunamente trascinati sul pavimento sono comunque un segnale della propria presenza, segnale che ogni coatto deve dare;
  • non abbinare MAI il colore dell'infradito con i vestiti: infradito color prugna e bermuda celesti, infradito arancioni e jeans rossi;  infradito gialli e smoking nero etc.
Ora avete i giusti elementi per comprendere chi sia coatto e chi non lo sia. Andate, ordunque, e portate il verbo romanesco nel mondo. E se non lo farete: 'sticazzi.


Bonus track: selezione di immagini dalla pagina Coatti insospettabili che illustrano la gestualità coatta tipica: se volete diventare veri romani, dovete esercitarvi assiduamente in questi gesti.












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