Gay Pride 2014. Ma anche 'sticazzi

Non ho pensieri profondi da condividere riguardo alla giornata dell'orgoglio gay appena trascorsa, se non questo:
  • chi vuole andare al gay pride ci va
  • chi non vuole andare al gay pride non ci va
Se sei andato al Gay Pride non cambia nulla, se non ci sei andato non cambia nulla lo stesso. Ccome non cambia nulla nella vita di nessuno dopo la Giornata della Memoria (e non dite che prima di leggere la frase "Giornata della Memoria" ci avete pensato in questi mesi o avete fatto qualcosa di diverso rispetto al popolo ebraico o alle monoranze religiose ed etniche solo perché avete partecipato alla Giornata della Memoria). E nessuno cambia comportamenti sessuali dopo le giornate dell'AIDS, e a nessuno di voi massa di ateiscomunicatisenzaddio cambia una beneamata fava dopo i raduni oceanici di papaboys  nelle giornate mondiali o nei raduni galattici dei cattolici. Che sono tanto tanto tanto ma tanto di più del corteuccio di gay, lo sanno tutti ci sono le prove.

Ora i fondamentalisti diranno che nuoooooooooooooo! cometipermettididirequeeeeeestooooooo! cambia tuuuuuuttoooooooo! Se non ci vai vincono le forze del male se invece ci vai la sera stessa tutta la popolazione italiana rispetterà i gay, amerà i gay, vorrà un figlio gay, diventerà gay per solidarietà e yeaaaaaaaaaa! saremo tutti un'unica grande famiglia perché abbiamo sfilato dietro ai carri che mettevano Miley Cyrus a manetta e su cui gli orsi ballavano sudati come fontane di Versailles e le palestratelle seminude sculettavano il loro culetto depilato e sììììììììììììììììììì! ciò ha mostrato che noi siamo orgogliosi di essere così allegri e disinibiti e coesi e felici e nuoooooooooooo non ci identifichiamo con quei barstardistronziomofobiincapaci dei telegiornali che fanno vedere solo 5 minuti di tette di una drag vestita da Wonder Woman o il negrone pompatissimo con il perizoma dorato che si struscia con un maschio pompato bianco e fa tanto pubblicità ringoboys in versione frocia e steroidata o il tipo effeminato vestito da cardinale con le calze a rete e il cartello Abbaso la Chiessa Catolica e poi bbaaaaaastaaaaaa! con le polemiche sui Gay Pride che ogni anno generano polemiche sui Gay Pride mentre gli argomenti veri sono altri, e all'etero gli argomenti veri sono altri e nei blog di quelli che sono italiani ma si vergognano di essere italiani scrivono che gli argomenti veri sono altri e che bisogna parlare degli argomenti che sono altri e non esprimere altri concetti perché così vuole Allah e Maria e Visnù e ogni gay fondamentalista è libero di pensare e scrivere ciò che vuole purché scriva e dica quello che diciamo noi e il Gay Pride è fondamentale ed è grazie ai Gay Pride che ora in Italia nessuno fa caso al genere sessuale, non c'è omofobia e abbiamo tutti i diritti che abbiamo e i carri con gli orsi sudati i negroni pompati le trans paillettate e i dischi di Raffaella Carrà lo dimostrano e infatti il razzismo c'è ancora perché non c'è la giornata dei stranieri che sfilano dietro i carri dei stranieri per l'orgoglio straniero, se i filippini coreani africani facessero il Straniero Pride a quest'ora avrebbero il riconoscimento sociale e i diritti che abbiamo noi, lo sanno tutti e ci sono le prove.

Il Roccia pensa che l'unica differenza è che se non ci sei andato ti sei perso un'occasione per divertirti e per dire la tua. Tipo i flash mob o avere un blog o scrivere "oggi a cena mangio cicoria e coscia di struzzo" su Facebook che insomma sono cose che ti diverti, diverti qualcuno ma #questettutto, nessuno scenario apocalittico che spartisce le acque tra gay bravi e gay cattivi. A quello dovevate pensarci quando avete votato (quelli di voi che hanno votato). O quando avete parlato con i vostri genitori fratelli parenti amici (se avete fatto coming out con genitori parenti e amici).

In conclusione: ci sei stato al Gay Pride? Sì? No? Ma anche 'sticazzi.

Er Coatto: caratteristiche e gestualità

Se sei di quelli che pensano che "coatto" significa "cafone" non hai capito una beneamata minchia del romano. E raggiungi un livello di esecrabilità quasi pari a chi usa "sticazzi" come sinonimo di "wow".

Essere Coatto nella romanità ha un significato duplice (come per fijodenamignotta): in negativo indica persona strafottente, maleducata, vestita in modo esagerato è sinonimo di contadino, burino, volgare. Sono tutti termini marcatamente classisti, che fanno riferimento al popolo (volgo), agli abitanti delle zone rurali, alla gente che abita fuori città, che non ha sangue blu e non mangia croissant a colazione.
In positivo è il manifesto di chi fa della coattitudine uno stile di vita antikasta: da una parte la nobiltà tronfia e schifiltosa, che accarezza i barboncini con i guanti di seta e gira il the con il cucchiaino d'argento e il mignolino alzato - dall'altra il coatto, che beve la birra dal collo della bottiglia e rutta come un branco di ippopotami. Essere coatto significa essere verace, rozzo ma de core.


Coatto è un termine gergale regionale dal dialetto romanesco, con uso scherzoso e talvolta spregiativo, per indicare un individuo rozzo, arrogante, dalla parlata volgare e dall’abbigliamento privo di gusto, che vive nelle zone periferiche, suburbane, nelle borgate.[1]. Ha perso l'originaria connotazione malvagia o malavitosa, pur esibendo il coatto comportamenti trasgressivi e conducendo uno stile di vita al limite della legalità. Sinonimo: bullo.
Termine divenuto oramai di pubblico dominio, ha corrispondenza con il dialettale meridionale[2] tamarro, il campano guappo, il pugliese cozzalo, il siciliano occidentale tascio ed orientale torpo, il sardo gaggio


Dare una definizione di coatto è inutile. Come dicono i maestri buddhisti:
Se conosci un coatto sai cos'è
Se non sai cos'è non conosci un coatto

È molto più facile descrivere il coatto attraverso i suoi attributi caratteristici (vedi foto in fondo):
  • gomito fuori dal finestrino: il coatto si riconosce anche quando non guida perché ha il braccio sinistro abbronzato come Obama e quello destro bianco come un cadavere, che poi al mare sembra il Barone Ashura;
  • cavezzone d'oro massiccio al collo: il collanone d'ordinanza ha un peso che può oscillare tra i 15Kg e i 2 quintali. Deve essere rigorosamente d'oro massiccio per procurarsi il quale a volte i coatti scippano i denti d'oro dei nonni (propri o altrui);
  • camicia sbottonata fino all'ombelico: non importa che sia estate o inverso, che si stia posando per la foto della comunione del cuginetto o si stia al bar con gli amici il coatto deve mostrare il pelo 365 giorni l'anno
  • colletto alzato: se il coatto ha la polo, la giacca o qualsiasi altro indumento preveda un colletto, deve rigorosamente portarlo rialzato; ciò lgi conferisce un'aria minacciosa tipica della specie che come molti animali tende a gonfiarsi per spaventare il nemico;
  • slip: l'intimo del coatto è rigorosamente lo slip. Possibilmente bianco o con buffe stampe tipo puffi, fragole, coniglietti playboy o facce di Totti. Niente boxer. Lo stesso vale per il mare: quando il coatto va in spiaggia, che si tratti delle Maldive o di Torvajanica, deve indossare il costume a slip per mostrare il contenuto ben evidente e portato con fierezza (nei casi di scarsa dotazione provvedere con succedaneo onde non ledere l'immagine della romanità nel mondo);
  • clacson: quando guida (cioè per il 70% della giornata: il coatto prende la macchina anche per andare alla salsamenteria sotto casa) il coatto deve clacsonare in media 15 volte al minuto: vecchie che attraversano al strada, apecar che non si tolgono dai co****ni, semafori verdi, semafori rossi, semafori arancioni, semafori spenti, incroci, ragazze fighe (se etero), ragazzi fighi (se gay), gol della Roma, palo della Roma, rigore ingiusto, cogl**ne che non mette la freccia, cogl**ne che ci suona perché non abbiamo messo la freccia etc.
  • parlare ad alta voce: il coatto deve segnalare la sua presenza, sempre e ovunque. Ne va della sua esistenza. Con l'avvento dei cellulari questa caratteristica si è amplificata, consentendo all'interlocutore di proseguire la conversazione anche se non c'è più campo o la batteria si è scaricata.

Zoccoli o infradito?

In molti mi scrivono chiedendomi angosciati: Roccia, il vero romano coatto deve indossare gli zoccoli o l'infradito?

Chiariamo subito che nel vestiario estivo del coatto doc le sole calzature consentite sono gli zoccoli infermieristici con fascetta bianca e accenno di ruggine sotto la fibbia. Da alcuni anni tale calzatura è stata soppiantata dall'infradito, il cui effetto è ugualmente zoro ma non paragonabile. Se quindi portate gli infradito, ricordate le seguenti semplici regole:
  • acquistare solo infradito con raffigurate divinità calcistiche, bandiere della Roma o di nazioni tipo Brasile, Jamaica, USA, Australia o le intramontabili infradito rossobiancoverde che fanno tanto patriota;
  • trascinare i piedi mentre si cammina: lo sciavattare delle infradito non raggiungono i livelli di molestia che solo lo zoccolo di legno riesce a dare, ma se opportunamente trascinati sul pavimento sono comunque un segnale della propria presenza, segnale che ogni coatto deve dare;
  • non abbinare MAI il colore dell'infradito con i vestiti: infradito color prugna e bermuda celesti, infradito arancioni e jeans rossi;  infradito gialli e smoking nero etc.
Ora avete i giusti elementi per comprendere chi sia coatto e chi non lo sia. Andate, ordunque, e portate il verbo romanesco nel mondo. E se non lo farete: 'sticazzi.


Bonus track: selezione di immagini dalla pagina Coatti insospettabili che illustrano la gestualità coatta tipica: se volete diventare veri romani, dovete esercitarvi assiduamente in questi gesti.












Gay da Spiaggia 2014

Puntuale come ogni anno, ecco la lista dei principali tipi da spiaggia:

Quelli che La CostumA BiancA

La CostumA BiancA è perfida. lo sanno tutti, ci sono le prove. Chi usa la CostumA BiancA non lo fa perché bagnandosi lo slip diventa trasparente, non lo fa per gusto vintage, non lo fa perché i costumi bianchi erano gli unici in offerta a 7€ da Calzedonia.
No. La CostumA BiancA è attratta dal costume bianco (quasi sempre slip) perché inconsciamente sa che chi lo porta appartiene alla malvagia lobby gay.
Ordunque, figlio mio
guardati dal frequentare
la perfida genìa
di color che in spiaggia vanno
con la lor costuma bianca!

Quelli che No, quello fa troppo slip, no quell'altro è troppo surfista

Sono gli incontentabili. Il terrore di tutte le commesse del pianeta. Entrano in un negozio e provano una media di 40 costumi scartandoli sistematicamente con le scuse più esasperanti:
"Ma che sei pazzaaaaaa? Non vedi che mi fa il culo piatto? Non vedi che mi fa il culo grosso? Non vedi che mi fa i coscioni come una modella di Botero? Non vedi che mi fa le gambette come una bambina del terzo mondo?"
"Ma da piccola hai sbattuto la testa sul beauty-case? Non vedi che è corto che pare un tanga? Mica so' Belen! Non vedi che  quasi mi arriva al ginocchio? Mica so' un surfista! Non vedi che arriva a metà gamba? Mica so' etero!"
"Ma come puoi pensare che mi metta questa cosaaaaaa! È troppo rossa, sembro un boero! È troppo azzurro, sembro una campionessa olimpionica rumena! È troppo dorato, sembro un Ferrero Rocher! C'ha i laccetti troppo lunghi, che poi ci inciampo! C'ha i laccetti troppo corti che poi entrano nel costume e ti saluto!"

Quelli che Se non è militare non lo porto al mare

Sono gli ossessionati dal mimetico. Mimetizzano tutto, anche la lattina di birra (e infatti poi non la trovano e devono comprarne almeno 20 nel giro di un pomeriggio).

Qualcuno in qualche momento della loro vita ha detto loro che il mimetico fa figo e fa tanto maschio e da allora le tonalità che indossano vanno dal cachi al marrone corteccia.
Vale lo stesso discorso di quelli che comprano la macchina o la moto grosse... cioè, se hai tanto bisogno di usare qualcosa per avere la certezza che gli altri si accorgano che sei maschio mi sa che allora grattando la patina mimetica viene fuori una ballerina col tutu romantico che balla sulle punte la Danza della fata confetto...

Che poi questi ipermilitari vivono in città e non si capisce con cosa dovrebbero mimetizzarsi, che se ci fosse un rapace che si nutre solo di gay li scoverebbe al primo colpo d'occhio...

Quelli che Borat me fa 'na pippa

Sì, adesso la moda del costume intero (ma da portarsi rigorosamente senza mettersi le bretelle, quindi come se fosse un normale pantaloncino) è arrivata anche qui. Tremate.

E e vi sta venendo in mente di comprarlo perché "fa tanta simpatia", sappiate che potete osare il costume alla Borat solo in due casi:

  1. se siete strafighi boni  muscolosi e proporzionati come Eliad Cohen;
  2. se siete iperdotati come Rocco Siffredi.

Nel primo caso, qualsiasi cosa mettiate sarete lo stesso strafighi e boni. Nel secondo caso, questo costume valorizzerà l'unco punto che guarderanno le persone che vi stanno intorno. In tutti gli altri casi, vi scongiuro: non indossatelo!

Quelli che Secondo me mi sfina

C'è ancora nel mondo gente che crede che se anche pesi 140 kg e hai fianchi pari alla circumnavigazione di Magellano, mettendo un determinato capo d'abbigliamento "ti sfina".

No.

Non esiste nessuna maglietta con le righe orizzontali che trasforma un tricheco in un ermellino. E, mi spiace dovervelo dire brutalmente, il nero su un ciccione ha solo l'effetto palla da bowling. Rassegnatevi. Quindi non ostinatevi a comprare un costume con la speranza che vi faccia snellire, perché a meno che non sia un mutandone ascellare di flanella tipo 1800, se avete i finachi come camere d'aria di un tir si vedranno eccome. E se avete il sedere che ci vogliono due pagine di Google Map per vederlo in street view non c'è trama fantasia che tenga.

Se siete grassi e siete felici di esserlo, mostrate le vostre rotondità con soddisfazione e fate rosicare i palestrati che pure in spiaggia si portano i bianchi d'uovo e le bietole lesse. Se invece siete grassi ma non siete contenti, mettetevi a dieta. Ma non continuate a cercare il costume che vi sfina perché è più facile che troviate Shangri-La.

Quelli che Chi se ne frega del costume, tanto c'ho il fisico

I palestrati sono come le modelle delle sfilate di alta moda. Quelle che passeggiano sulla passarella con l'aria da chi-cazzo-me-l'ha-fatto-fare-di-venire-qui-oggi-mi-fate-tutti-schifo che indossano buste della monnezza, stuzzicadenti legati con il nylon, peluches sventrati, tende della nonna tagliate con l'accetta e comunque sembrano sempre delle strafighe galattiche.

I gay palestrati pensano di essere così.

Per carità, alcuni (ma pochissimi) sono effettivamente belli e scultorei come bronzi di Riace e possono infilarsi qualsiasi straccio e fare la loro porca figura.

Gli altri invece (tantissimi) si illudono di essere boni stratosferici e indossano magliette inguardabili, canottiere strappate, pantaloni dai colori assurdi, costumi improponibili che sembrano raschiati dal fondo di qualche carretto della beneficenza. E si pavoneggiano. Perché intimamente sono convinti che "li valorizza".

Ok, mie cari palestrati, collegate i 3 neuroni e date retta al Roccia: se tanti frocetti vi sbavano dietro non è per come vi vestite e neppure perché siete belli, ma perché venite valutati come le vacche: un tanto al chilo. Per i gay, si sa, le dimensioni contano.

Quelli che Eppure negli anni '80 andavano di moda!

Ok, gli anni '80 sono stati mitici. Ma sono passati da 30 anni.
È ora di accettarlo.

PS- No, la compilation di Dontella Rettore e il poster di Daitarn III non sono vintage:  c'hai 40 anni, inizia a fartene una ragione! Ah e già che ci siamo: non si chiama stempiatura alta. Stai diventando pelato.








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